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..da (tutti) del Sabato 07 Agosto 99


TENDENZE I nostri autori mietono successo all'estero grazie alla contaminazione di «generi» diversi
Fantascienza, è il momento del made in Italy

Un gioco tra passato prossimo e futuro remoto

Umberto Folena



L'esordio ammicca a Jules Verne: 1924, al Casinò di Montecarlo Monsieur Renault sfida Monsieur Citroën ad attraversare di persona il temibile deserto algerino a bordo di una B2 cingolata. Da lì in poi la matassa s'ingarbuglia maledettamente, e si salta da un'Algeria infestata da rinnegati della Legione Straniera, professori della Sorbona e ballerine arabiste assi della dissimulazione, sette sciite e reperti alessandrini, fino a un futuro remoto dominato da un'impero neo-ottomano a cui si oppongono i "buoni", i monaci cyber-dervisci... Un pasticcio indigeribile? Anzi, una trama tambureggiante tenuta in piedi anche grazie a una salutare ironia.
La perla alla fine del mondo (Urania Mondadori, pagine 350, lire 7.000), opera seconda di Luca Masali, per chi ama l'avventura condita con tinte di fantascienza e horror, quest'estate è un passaggio obbligato. E una tappa importante per la fantascienza italiana, perché a settembre vedrà la luce anche in Francia con Payot & Rivages. Per un italiano, scrivere un romanzo con protagonisti francesi e vederselo tradurre e pubblicare in Francia, non è cosa da poco. Ma è tutta la narrativa popolare fantastica italiana a godere di grande stima Oltralpe. In Francia il primo lavoro di Masali, I biplani di D'Annunzio, è già uscito. Ed enorme successo, forse persino maggiore che in patria, sta avendo la saga dell'inquisitore Eymerich del bolognese Valerio Evangelisti, l'unico finora ad essere riuscito a fare della scrittura una professione, a costo di sottoporsi a ritmi da galeotto per sfornare i tre volumi di Magus. Il romanzo di Nostradamus, edito anch'esso da Mondadori.
Masali, milanese di 36 anni, redattore del mensile «Internet News», nella Perla fa scendere in campo nuovamente l'aviatore triestino Matteo Campini. E soprattutto rivela delle curiose analogie strutturali con Evangelisti. Entrambi impostano la narrazione su almeno due binari, uno nel passato (remoto Evangelisti, prossimo Masali) l'altro nel futuro, e l'abilità del narratore è di farli confluire in un finale non facilmente intuibile dal lettore. Se poi questa sia ancora "fantascienza" propriamente detta, è un altro paio di maniche. I nuovi autori italiani stanno dando vita a un ibrido che unisce elementi di fantascienza, d'avventura e horror in rigorosi - quasi maniacali, nelle ricostruzioni di Masali - contesti storici. Ma solo così l'area dei lettori si sta allargando, consentendo agli italiani di conquistare spazio e fiducia.
Stagione felice, dunque. Specialmente perché arriva dopo anni di malinconia. Chi li volesse ripercorrere non deve perdersi l'antologia di Vittorio Curtoni, Retrofuturo (Shake / Edizioni Underground, pagine 234, lire 25.000, introduzione di Valerio Evangelisti, illustrazioni di Giuseppe Festino). Oltre ad alcuni racconti di Curtoni, tra i nomi più noti dell'ambiente come traduttore, narratore e "padre" della rivista «Robot», nel racconto autobiografico "La mia love story con la fantascienza" troverà 25 anni di vicende italiane infarcite di una salutare autoironia, e personaggi conosciuti dagli appassionati come Montanari, Lippi, la coppia Caimmi-Nicolazzini, De Turris e Guerrini. Glorie della fantascienza nostrana, ma soprattutto stenti. Aperture, seguite da fatali fallimenti.
Oggi il tempo sembra invece volgere al bello. Un segnale potrebbe anche essere la riproposta, dopo 15 anni, del ciclo delle Amazzoni di Gianluigi Zuddas, di cui le Edizioni Nord pubblicano Stella di Gondwana (383 pagine, 24.000 lire) in una nuova stesura.
Umberto Folena

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