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State frugando nel sancta sanctorum, nel laboratorio virtuale, nel cranio stesso di Masali!
Le vacanze ovattate di inizio secolo

La fantascienza era diventata sinonimo di vacanze sul lago, di atmosfere belle epoque. 
Sarà per questo che quando ho cominciato a scrivere sono rimasto legato a quel sapore particolare. 

Ho conosciuto la fantascienza prima di imparare a leggere. 
Grazie alla nonna, una signora che viveva sul lago di Como e aveva avuto una vita affascinante.
Il suo lavoro di stilista l'aveva portata a spasso per l'Europa frizzante tra le due guerre, tra la Belle Epoque a Montecarlo e gli anni duri del ventennio nelle Channel Islands, dove il nonno, partigiano di sinistra, si impegnava in Radio Londra. 
La nonna era una gran lettrice di fantascienza. E aveva una splendida raccolta di Urania, la collana mondadoriana. Libriccini bianchi con un oblò aperto sui mostri più orribili e sulle galassie più affascinanti che il pennello di Karel Thole potesse immaginare. Immagini che scavavano nella mia fantasia di bambino, materiale insuperabile per creare giochi bellissimi. E la nonna raccontava volentieri le storie di quei libri, inframezzandole coi suoi ricordi. Il lago di Como, e specialmente la tremezzina, è ancora oggi un'enclave degli anni Venti. Come se il tempo si fosse fermato, i grandi alberghi e le ville Belle Époque ricordano il breve periodo in cui il medio Lario era meta del turismo privilegiato della nobiltà europea. Una stagione durata poco, così effimera da aver salvato il paesaggio dal massacro edilizio del dopoguerra. La fantascienza era diventata sinonimo di vacanze sul lago, di atmosfere ovattate d'inizio secolo. Sarà per questo che quando ho cominciato a scrivere sono rimasto legato a quel sapore particolare. 
Le mie storie parlano di viaggi nel tempo, ruotano attorno agli anni Venti, sono piene dei miei giocattoli: gli aeroplani di balsa e carta che facevo volare sul lago diventano  I biplani di D'Annunzio, i racconti del nonno barman a Montecarlo sono l'incipit de La perla alla fine del mondo, lui stesso diviene un personaggio. Pittore e amico dì Hemingway, nell'ombra per modestia innata, ma non per questo meno incisivo. Come era nella realtà. Loro hanno vissuto gli anni migliori a Montecarlo e Parigi, e a loro sono dedicati i miei primi romanzi. Che sono anche pubblicati in Francia. In fondo, una specie di ritorno a casa.

 

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