Animali
dopo l'uomo
Un argomento
affascinante, quello della zoologia fantastica e delle nuove
forme di vita.
Ricordo
in proposito un libro introvabile ma semplicemente favoloso,
"Animali dopo l'Uomo", un libro illustrato per
ragazzi ma assolutamente colto e dottissimo sul piano
evolutivo: immagina che una catastrofe ecologica abbia
azzerato e forme viventi attuali, salvando solo alcuni phyla,
tra cui i topi che, evoluti in carnivori dominanti, hanno
dato vita a forme che hanno occupato la nicchia dei grandi
carnivori, dagli Orsi Polari ai felini africani.
Splendidamente suggestivi i "Cetorni": i cetacei,
incapaci di adattarsi al crash del plancton, sono stati
soppiantati da pinguini evolutesi in forme molto simili alle
balene. Angoscianti i pipistrelli atteri che hanno occupato
la nicchia dei predatori notturni, favolosi i disegni e le
ipotesi evolutive.
Se possibile ancora più bello il famosissimo testo di
Steiner su "i rinogradi", un curioso gruppo di
mammiferi scoperto in un minuscolo arcipelago del Pacifico
durante l'ultima guerra mondiale, che camminano sul naso...
Bella da morire, la monografia, redatta con stile
rigorosamente accademico, corredata da una ricca e del tutto
inverosimile bibliografia e arricchita da numerose tavole
iconografiche, è stata recentemente pubblicata anche in
lingua italiana, per merito della casa editrice Muzzio.
(E'ovvio che né le isole Hi-Iay né i Rinogradi né
tantomeno il professor Stumpke sono mai esistiti). Eccone
un'assaggio:
Chi cercasse in un moderno atlante geografico
l'arcipelago delle Hi-Iay, perderebbe il suo tempo:
sconosciuti sino al 1941, questi modesti isolotti del
Pacifico meridionale sprofondarono in mare intorno alla metà
degli anni '50 a causa di uno degli esperimenti atomici che,
in quegli anni, erano piuttosto frequenti nell'area del
Pacifico. In realtà, l'ordigno nucleare venne fatto
esplodere a centinaia di chilometri di distanza, ma le
tensioni tettoniche derivanti dall'onda d'urto si trasmisero
in modo del tutto inaspettato all'instabile assetto
geologico dell'arcipelago, decretandone la scomparsa.
L'evento non ebbe all'epoca la risonanza che avrebbe
meritato: la stampa internazionale fu abilmente tenuta
all'oscuro dei fatti, e solo una ristretta cerchia di
zoologi ne venne più tardi a conoscenza. Perché proprio
gli zoologi? Perché le Hi-Iay erano popolate da una fauna
decisamente straordinaria, e la loro scomparsa determinò la
cancellazione dalla faccia della Terra di uno dei più
sorprendenti gruppi di animali mai scoperti. Accanto alle
specie più tipiche e comuni dell'area pacifica, le
diciassette isole dell'arcipelago ospitavano difatti un raro
endemismo: si trattava dei Rinogradi (Rhinograda), un ordine
di Mammiferi fino ad allora sconosciuto alla scienza. Le
poche notizie che abbiamo su questo gruppo zoologico ci
provengono dallo studioso tedesco Harald Stumpke, che
scomparve tragicamente nel corso del cataclisma, ed i cui
appunti furono riordinati e pubblicati nel 1957 da Gerolf
Steiner, professore di zoologia all'Università di
Heidelberg. L'origine dei Rinogradi, anche se per forza di
cose non bene chiarita (l'eventuale materiale fossile andò
perduto con lo sprofondamento delle isole), è sicuramente
assai antica. Si pensa difatti che le Hi-Iay avessero
raggiunto la completa autonomia dalle altre terre emerse nel
tardo Cretaceo: il loro totale isolamento geografico,
l'assenza di forme di vita competitrici e la mancanza di
predatori agguerriti permisero lo sviluppo di una linea
evolutiva che forse, in diverse condizioni, non avrebbe
avuto sbocchi significativi. I Rinogradi erano Mammiferi di
piccole dimensioni, variabili in linea di massima da quelle
di un ratto a quelle di un toporagno; esistevano tuttavia
delle forme ancor più minuscole (le più piccole mai
riscontrate nei Vertebrati) che pochi zoologi avrebbero
riconosciuto come appartenenti ai Mammiferi, se non fosse
stato per alcune inconfondibili particolarità anatomiche.
Quasi tutti i componenti dell'ordine erano ricoperti da un
pelame particolarmente soffice e caratterizzati da
colorazioni piuttosto vivaci, decisamente insolite per un
mammifero. La caratteristica più singolare dei Rinogradi
era comunque l'abnorme sviluppo del nasario, una struttura
che può essere grossolanamente assimilata al naso ma che
nella realtà aveva un'origine più complessa ed ancor più
complesse funzioni: in buona parte delle specie, il nasario
aveva difatti funzione locomotoria (in questo coadiuvato da
una sofisticata muscolatura); in altre, ad esempio nelle
forme sessili, era invece un semplice organo di adesione e
di sostegno. Liberati da compiti locomotori, gli arti
avevano assunto, nel corso dell'evoluzione del gruppo,
conformazioni e strutture assai diverse, correlate alla
nicchia ecologica di ciascuna specie: nei Rinogradi
scavatori (ad esempio nel genere Rhinotalpa) erano molto
ridotti anche se provvisti di robusti unghioni, mentre erano
particolarmente sviluppati e atti a ghermire nelle specie
predatrici. Alcune di queste ultime avevano anche sviluppato
apparati veleniferi. La cosa non è del tutto insolita nei
Mammiferi: il maschio dell'Ornitorinco, come è noto,
possiede nel calcagno uno sperone collegato ad una ghiandola
del veleno, ed anche alcuni Insettivori, come i comuni
toporagni, secernono un debole veleno dalle ghiandole
salivari. E tra Insettivori e Rinogradi esistevano, secondo
Stumpke, notevoli affinità, che gli avevano fatto
ipotizzare una filogenesi comune, almeno sino al tardo
Terziario. Singolare, nei Rinogradi, era piuttosto la
collocazione dell'apparato velenifero: la più studiata tra
le specie predatrici, il Tyrannonasus imperator,
sopraffaceva le sue vittime d'elezione (altri Rinogradi del
genere Nasobema) grazie ad un aculeo velenifero posto
all'estremità della coda.
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