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Il Masali
Modellista
Note e
recensioni
di un
pessimo aeromodellista |
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GALLERY
Foto sul campo
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Occhio:
Il Masali è un
eterno principiante nel campo dell'aeromodellismo. Anche
se ci si diletta da oltre vent'anni, cane era e cane è
rimasto.
Quindi prendi con le molle consigli e
suggerimenti.In
caso di disastro aviatorio, non dire che non te l'avevo
detto ;-) |
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Profile 400,
combat per tutti
Il
2005 è l'anno del primo campionato “ufficiale” Combat P 400:
combattimenti “all’ultimo taglio” tra semirirproduzioni di
caccia della seconda guerra mondiale, dove “p” sta per “profile”,
cioè fusoliere a tavoletta, ammesse ma non certo obbligatorie.
Tutti rigorosamente motorizzati con il motore elettrico Speed
400 a sei volt – originale e non modificato in alcun modo – e
apertura alare minima di 30 pollici (77 cm, che diventano 45”,
cioè 115 cm, per i plurimotori)
La
competizione parte dopo un paio di gare a fine 2004 per “rodare”
formula e regolamento, ottimizzati per tenere al minimo i costi
e l’impegno dei modellisti, sia sotto il profilo delle capacità
costruttive che di pilotaggio. Il risultato è che con un pizzico
di pazienza, un foglio di depron da 5 mm per la fusoliera e uno
da 2 mm per ala e impennaggi si può già mettere a punto un
modello assolutamente competitivo, come il Grumann che sotto i
pollici di Giacomo “Mino” Righi si è aggiudicato la gara di
Cerano (Novara) del 2004. Era una semplice fusoliera a
tavoletta, costruita con un sandwich di depron da 3 e 5 mm e ala
ottenuta piegando un altro foglio da 3 mm su un longherone
sempre di depron. Mettendoci un po’ di voglia in più, ci si può
sbizzarrire a costruire modelli più complessi, con ali tagliate
a filo caldo e vere fusoliere, come i Macchi Mc 202 di
Roberto Boffelli che hanno ben
figurato in entrambe le competizioni dello scorso anno,
risultando senza dubbio i più belli a terra e i più spettacolari
in volo. Peccato che il fattore “K” conti tantissimo nel Combat,
a scoppio o elettrico che sia, così per una eccezionale
accumularsi di sf…ortuna i bellissimi Macchi non sono ancora
riusciti a salire sul podio, come avrebbero meritato. Impresa
che in compenso è riuscita sul campo di Buscate al più immondo
modello che verosimilmente ha mai partecipato a una competizione
aeromodellistica dai tempi dei fratelli Wright, una schifezza di
Zero messo insieme tagliando a caso un po’ di polistirolo, senza
neanche prendersi la briga di dargli uno straccio di profilo
alare. Il pilota (e sciagurato costruttore) ero io, e il secondo
posto di quello sgorbio, sia pure su una gara di soli cinque
piloti, rappresenta contemporaneamente il più basso gradino
della mia carriera di aeromodellista e la mia migliore
affermazione sportiva.
Cinque minuti di adrenalina
I
risultati di Buscate danno bene l’idea di cosa sia il combat
P400: cinque minuti di adrenalina pura, una bagarre di modelli –
da tre a sette – che fanno il possibile per tagliarsi a vicenda
una striscia di carta appesa alla coda, dove non c’è tempo né
per ragionare né tantomeno per prendere la mira. Tutti i piloti
sono uguali al momento del lancio, esperienza e abilità contano
ma fino a un certo punto: una volta in aria solo l’istinto guida
i microscopici caccia, che nonostante per regolamento siano
limitati a batterie da 10 volt per motori a spazzole raggiungono
prestazioni di tutto rispetto. Talmente veloci, anzi, che a mio
avviso dal punto di vista delle emozioni non hanno nulla da
invidiare ai combat Aces, anche se questo è ovviamente un parere
personale; ho fatto una sola gara coi motori a scoppio, quindi
non parlo per esperienza ma solo per dar voce alle sensazioni.
Quello che è indubbio è che il P400, rispetto ai cugini glow,
costa meno; se sette modelli fanno di tutto per abbattersi a
vicenda, è inevitabile che prima o poi il patatrac succeda. Ma
nel caso del P400, il “danno” normalmente si limita a una decina
di euro scarsi tra depron, colla e vernice… dove le ultime due
voci sono quelle che incidono di più sul budget. L’Aces dal
canto suo è affascinante per le velocità da paura e il realismo
delle manovre, quindi è impossibile dire quale categoria sia più
interessante; così apprezzo particolarmente il fatto che il
calendario P400 del 2005 preveda alcune gare in concomitanza con
quelle dei cugini a scoppio, sullo stesso campo. Così posso
farle tutt’e due, sperando di ricordarmi di cambiare il modello
salvato sulla radio. Il P400 oltre a essere divertentissimo di
per sé, può essere consigliabile anche ai modellisti attratti
dall’idea di combattere ma un po’ titubanti a scagliare un
gioiello di balsa e vetroresina nella baraonda del dogfight
senza prima essersi fatti un pochino le ossa.
Anatomia del P400
Il
regolamento della competizione è derivato da quello Aces,
soprattutto per quanto riguarda le norme di sicurezza: per
esempio, anche de i modelli P400 pesano solo quattro etti o giù
di lì, il casco è obbligatorio. I modelli devono riprodurre un
aereo che abbia eseguito almeno un volo nel periodo dal 1935 al
1945 . Un volo, non necessariamente un’operazione bellica.
Quindi può essere anche un prototipo che in realtà non ha mai
combattuto, purché nel progetto originale sia stata prevista la
dotazione di una o più mitragliatrici montate fisse in caccia
(rivolte in avanti). L’apertura alare minima è 30” (77 cm) per
monomotori monoplani, 23” (59 cm) per i biplani monomotore e 45”
(115 cm) per plurimotori. La fusoliera può anche essere a
tavoletta, mentre gli unici motori ammessi sono elettrici tipo
400 standard (Mabuchi 380 ed equivalenti), con bronzine, magneti
in ferrite e tensione nominale minima di 6 volt. Non è ammessa
alcuna modifica al motore, ad eccezione dell’anticipo, mentre il
pacco di alimentazione non deve superare la tensione nominale di
10 volt, il che significa che se si usano le Lipo al massimo si
possono montare in serie due celle, oppure 8 celle con le NiCd.
La striscia è lunga 7 metri e si può facilmente ricavare
affettando a mo’ di salame da una tovaglia da picnic in carta. I
combattimenti vedono impegnati batterie da due a sette piloti,
per una durata di 5 minuti. Viene assegnato un punto ogni 3
secondi di volo; ogni taglio di una striscia avversaria vale 100
punti, 50 di bonus se si riporta a terra intatta la propria.
Se hai
letto l’articolo fin qui e ti prudono i pollici dalla voglia di
buttare nella mischia il tuo gioiello di polistirolo, puoi
contattare Giacomo Righi,
il promotore di tutta la faccenda, via
email o al numero
338 3191915

Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.
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