Dicembre 2003, primo volo del Gws Zero
Il Masali
Modellista

Note e recensioni
di un pessimo aeromodellista

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Foto sul campo

Occhio:
Il Masali è un eterno principiante nel campo dell'aeromodellismo. Anche se ci si diletta da oltre vent'anni, cane era e cane è rimasto.
Quindi prendi con le molle consigli e suggerimenti.

In caso di disastro aviatorio, non dire che non te l'avevo detto ;-)

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Profile 400, combat per tutti

Il 2005 è l'anno del primo campionato “ufficiale” Combat P 400: combattimenti “all’ultimo taglio” tra semirirproduzioni di caccia della seconda guerra mondiale, dove “p” sta per “profile”, cioè fusoliere a tavoletta, ammesse ma non certo obbligatorie. Tutti rigorosamente motorizzati con il motore elettrico Speed 400 a sei volt – originale e non modificato in alcun modo – e apertura alare minima di 30 pollici (77 cm, che diventano 45”, cioè 115 cm, per i plurimotori)

La competizione parte dopo un paio di gare a fine 2004 per “rodare” formula e regolamento, ottimizzati per tenere al minimo i costi e l’impegno dei modellisti, sia sotto il profilo delle capacità costruttive che di pilotaggio. Il risultato è che con un pizzico di pazienza, un foglio di depron da 5 mm per la fusoliera e uno da 2 mm per ala e impennaggi  si può già mettere a punto un modello assolutamente competitivo, come il Grumann che sotto i pollici di Giacomo “Mino” Righi si è aggiudicato la gara di Cerano (Novara) del 2004. Era una semplice fusoliera a tavoletta, costruita con un sandwich di depron da 3 e 5 mm e ala ottenuta piegando un altro foglio da 3 mm su un longherone sempre di depron.  Mettendoci un po’ di voglia in più, ci si può sbizzarrire a costruire modelli più complessi, con ali tagliate a filo caldo e vere fusoliere, come i Macchi Mc 202 di Roberto Boffelli che hanno ben figurato in entrambe le competizioni dello scorso anno, risultando senza dubbio i più belli a terra e i più spettacolari in volo. Peccato che il fattore “K” conti tantissimo nel Combat, a scoppio o elettrico che sia, così per una eccezionale accumularsi di sf…ortuna i bellissimi Macchi non sono ancora riusciti a salire sul podio, come avrebbero meritato. Impresa che in compenso è riuscita sul campo di Buscate al più immondo modello che verosimilmente ha mai partecipato a una competizione aeromodellistica dai tempi dei fratelli Wright, una schifezza di Zero messo insieme tagliando a caso un po’ di polistirolo, senza neanche prendersi la briga di dargli uno straccio di profilo alare. Il pilota (e sciagurato costruttore) ero io, e il secondo posto di quello sgorbio, sia pure su una gara di soli cinque piloti, rappresenta contemporaneamente il più basso gradino della mia carriera di aeromodellista e la mia migliore affermazione sportiva.

 Cinque minuti di adrenalina

I risultati di Buscate danno bene l’idea di cosa sia il combat P400: cinque minuti di adrenalina pura, una bagarre di modelli – da tre a sette – che fanno il possibile per tagliarsi a vicenda una striscia di carta appesa alla coda, dove non c’è tempo né per ragionare né tantomeno per prendere la mira. Tutti i piloti sono uguali al momento del lancio, esperienza e abilità contano  ma fino a un certo punto: una volta in aria solo l’istinto guida i microscopici caccia, che nonostante per regolamento  siano limitati a batterie da 10 volt per motori a spazzole raggiungono prestazioni di tutto rispetto. Talmente veloci, anzi, che a mio avviso dal punto di vista delle emozioni non hanno nulla da invidiare ai combat Aces, anche se questo è ovviamente un parere personale; ho fatto una sola gara coi motori a scoppio, quindi non parlo per esperienza ma solo per dar voce alle sensazioni. Quello che è indubbio è che il P400, rispetto ai cugini glow, costa meno; se sette modelli fanno di tutto per abbattersi a vicenda, è inevitabile che prima o poi il patatrac succeda. Ma nel caso del P400, il “danno” normalmente si limita a una decina di euro scarsi tra depron, colla e vernice… dove le ultime due voci sono quelle che incidono di più sul budget. L’Aces dal canto suo è affascinante per le velocità da paura e il realismo delle manovre, quindi è impossibile dire quale categoria sia più interessante; così apprezzo particolarmente il fatto che il calendario P400 del 2005 preveda alcune gare in concomitanza con quelle dei cugini a scoppio, sullo stesso campo. Così posso farle tutt’e due, sperando di ricordarmi di cambiare il modello salvato sulla radio. Il P400 oltre a essere divertentissimo di per sé, può essere consigliabile anche ai modellisti attratti dall’idea di combattere ma un po’ titubanti a scagliare un gioiello di balsa e vetroresina nella baraonda del dogfight senza prima essersi fatti un pochino le ossa.

 Anatomia del P400

Il regolamento della competizione è derivato da quello Aces, soprattutto per quanto riguarda le norme di sicurezza: per esempio, anche de i modelli P400 pesano solo quattro etti o giù di lì, il casco è obbligatorio. I modelli devono riprodurre un aereo che abbia eseguito almeno un volo nel periodo dal 1935 al 1945 . Un volo, non necessariamente un’operazione bellica. Quindi può essere anche un prototipo che in realtà non ha mai combattuto, purché nel progetto originale sia stata prevista la dotazione di una o più mitragliatrici montate fisse in caccia (rivolte in avanti). L’apertura alare minima è 30” (77 cm) per monomotori monoplani, 23” (59 cm) per i biplani monomotore e 45” (115 cm) per plurimotori. La fusoliera può anche essere a tavoletta, mentre gli unici motori ammessi sono elettrici tipo 400 standard (Mabuchi 380 ed equivalenti), con bronzine, magneti in ferrite e tensione nominale minima di 6 volt. Non è ammessa alcuna modifica al motore, ad eccezione dell’anticipo, mentre il pacco di alimentazione non deve superare la tensione nominale di 10 volt, il che significa che se si usano le Lipo al massimo si possono montare in serie due celle, oppure 8 celle con le NiCd. La striscia è lunga 7 metri e si può facilmente ricavare affettando a mo’ di salame da una tovaglia da picnic in carta. I combattimenti vedono impegnati batterie da due a sette piloti, per una durata di 5 minuti. Viene assegnato un punto ogni 3 secondi di volo; ogni taglio di una striscia avversaria vale 100 punti, 50 di bonus se si riporta a terra intatta la propria.

Se hai letto l’articolo fin qui e ti prudono i pollici dalla voglia di buttare nella mischia il tuo gioiello di polistirolo, puoi contattare Giacomo Righi, il promotore di tutta la faccenda, via email o al numero 338 3191915

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