Il Masali
Modellista

Note e recensioni
di un pessimo aeromodellista

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Kyosho Illusion DF 45 Gallery
 

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Il diavoletto

I progressi della propulsione elettrica stanno rendendo possibili applicazioni impensabili fino a ieri.  Per esempio, le micro ventole intubate, piccolissimi “jet” che pesano meno di mezzo chilo e hanno prestazioni entusiasmanti, grazie a motori da 50 mila giri al minuto.

I modelli di questa categoria stanno rapidamente diventando di moda, e l’industria risponde con kit per tutti i gusti e tutte le tasche. Tra questi, l’Illusion di Kyosho è un esempio estremo: probabilmente il più piccolo kit Arf disponibile sul mercato. E dove molti competitor propongono, per i jet di taglia extra small, ali e fusoliere in depron o polistirolo, Kyosho risponde con un modello con fusoliera in fibra di vetro  mentre le ali e gli impennaggi sono a struttura tradizionale di balsa ricoperta in termoretraibile.

Il risultato è  un modello compatto 60 cm di apertura alare e , elegante ed estremamente robusto (per favore, non chiedetemi come faccio a sapere che è robusto), del peso dichiarato di 300 grammi – anche se il mio modello alla prova della bilancia risultava sovrappeso, fermando la lancetta della bilancia a 350 grammi; e questo anche perché al posto della batteria consigliata da 700 mAh ne ho messa una da 900 mAh.

 

Il propulsore

La prima cosa che colpisce, aprendo la confezione, è la misura lillipuziana della ventolina a cinque pale, del diametro di 45 mm. Pare uno scherzo, sembra più la ventola di raffreddamento della Cpu di un computer che non un potente propulsore aeromodellistico in grado di assorbire senza problemi 50 mila giri al minuto e 120 watt.

Il gruppo ventola-motore-statore è già montato, e praticamente sigillato; se mai si dovesse sostituire il motore, sarebbero dolori. Ma non c’è ragione di cambiare il propulsore brushless di serie; a parte che non sarebbe facile trovarne uno così piccolo e potente, alla prova dei fatti il propulsore si rivela un compromesso azzeccato per l’Illusion.

Altra stranezza, c’è una notevole luce, un paio di millimetri almeno, tra le pale della ventola e il tubo che la contiene; il che, secondo la teoria delle ventole intubate, non è una buona cosa. Specialmente se consideriamo che l’Illusion non ha un vero e proprio tubo di inlet, ma una grande apertura ventrale dalla quale succhia l’aria. Manca persino il classico labbro che guida il flusso d’aria in ingresso nelle configurazioni prive di inlet, e anche questo, sempre in teoria, dovrebbe abbassare il rendimento. Tutto ciò, lo ammetto, mi ha reso alquanto prevenuto, quindi prima ancora di montare il modello ho voluto mettere alla prova il propulsore, convinto che sarebbe stato una mezza delusione.

Ebbene, sbagliavo. E di grosso, anche. Bilancia alla mano, pur senza pretese di grande precisione,  la spinta statica della ventolina montata nella fusoliera si è rivelata di circa 240 grammi, un risultato eccellente e difficile da ottenere anche con ventole ben più grandi. Molto vicino al valore dichiarato dal produttore (270 grammi) che però non specifica se la spinta sia da considerarsi col propulsore nudo o installato. Una spinta autorevole, dunque, ottenuta con un consumo misurato attorno agli 11 ampére; il che pone il gruppo motore Kyosho tra i più efficienti che io abbia mai visto, in termini di rapporto spinta/ampére.

Purtroppo, Kyosho è molto avara di informazioni circa il brushless che fa girare la ventola; si intuisce che è di 12 mm di diametro, di tipo inrunner e 4500 kv (giri per volt) suppergiù, dati paragonabili a quelli del Feigao 12S; sui forum internazionali, molti scommettono che questo potrebbe in effetti essere il propulsore scelto da Kyosho. Chissà.

 

Costruzione

Dopo essermi tolto lo sfizio di mettere alla prova il motore, è venuto il momento di montare il modello. Montare, non costruire, visto che da costruire c’è ben poco. E quel poco è puntualmente illustrato dal manuale, molto visuale: grandi disegni chiarissimi, tante icone rendono superflue le istruzioni scritte, che sono in giapponese con la traduzione in inglese. Le icone indicano sempre quale colla usare (ciano o bicomponente) e persino la dimensione della punta del trapano da usare per fare i buchi. Le istruzioni sono talmente passo-passo che ci sono sei disegni solo per mostrare come attaccare il bowden del cabra al servo. Impossibile sbagliare per un modellista che abbia un’esperienza anche minima. Minimo è anche lo spazio necessario per lavorare. Personalmente, l’ho costruito su un tavolino da campeggio piazzato in salotto. Bastava e avanzava.

 

Fusoliera

Un piccolo capolavoro: fibra gelcottata, con pochi ma sapienti rinforzi in carbonio nei punti strategici. Sulla coda non si può non notare la grande bocca della presa d'aria, caratteristica del piccolo Kyosho.

Oltre alla presa ventrale, ci sono anche due piccole aperture laterali che contribuiscono a garantire l'afflusso dell'aria in entrata. La presa d’aria inferiore può piacere o non piacere, ma di certo è efficiente. Se poi la si vuole rendere meno evidente, basterà dargli una mano di vernice rossa alla nitro, come ho fatto io: in volo sarà praticamente invisibile.

Contrariamente alla leggenda che gira nei forum e vuole che vuole l'Illusion sia angusto, in fusoliera c'è tutto lo spazio che serve per elettronica e batterie. Per terminare la fusoliera basta assemblare  la piattaforma removibile che terrà la batteria. Poi si inserisce il supporto del servo del profondità in compensato et voilà, è bell'e fatta. Completa la fusoliera una cappottina trasparente stampata, da fissare con le viti secondo la miglior tradizione Kyosho.

 

Ala

In un solo pezzo, centinata e priva di diedro, a cui sopperisce una freccia moderata. Il profilo è veloce, spessore massimo al 10%, simmetrico. Il meccanismo di movimento degli alettoni è già montato, è il classico sistema dei rinvii a L che consentono di usare un solo servo centrale. Una soluzione ideale per il Kyosho, anche per me che di solito preferisco usare un servo per ogni alettone.

Sotto l'ala ci sono anche i buchi dove infilare le dita per lanciare il modello; volendo possono essere ricoperti, il modello si lancia agevolmente anche senza. Per montarla è sufficiente installare il servo degli alettoni e incollare le winglet, che contribuiscono decisamente alle doti di volo del modello.

 

Impennaggi

Molto belli e leggeri, direzionale e profondità sono in struttura di balsa ricoperti di termoretraibile. Il direzionale è fisso, si incolla e basta, mentre bisogna collegare tra loro le parti mobili del piano di coda con una barretta d'acciaio armonico (fornita nel kit) e incollare le cerniere per il movimento. Un lavoro di cinque minuti, a lavorare adagio

 

Montaggio del propulsore

Questa è l’unica parte dell’assemblaggio che richiede un po’ di pazienza e di fatica. Incollato il tubo di outlet (in tre pezzi), bisogna inserire il gruppo propulsore nella coda del modello, facendolo passare attraverso la presa d’aria ventrale. Mica facile, specialmente a causa della fascetta di Epp che deve essere arrotolata sul propulsore per smorzare le vibrazioni, ma fa di tutto per scivolare via mentre si cerca di infilare la ventola al suo post.. Una volta che finalmente la si sarà posizionata correttamente, sarà così incastrata che non si muoverà più. Ma per sicurezza, va comunque bloccata con una vite autofilettante fornita nel kit.

 

Volo

E finalmente viene il momento della verità. Come si comporterà l’Illusion in aria? Ora che siamo al dunque, le dimensioni non mi paiono granché tranquillizzanti. Non è che sarà un mostriciattolo indomabile? Il rapporto spinta/potenza è di circa 0.7, più di tanti jet veri. Non è che in un attimo sparirà alla vista, piccolo com’è?

Per il collaudo chiedo a un amico di aiutarmi nel lancio (grazie Donato). Spalanco il gas al 100%, godendomi lo strillo acutissimo della ventola, che già di per sé è uno spettacolo: sembra l’urlo una turbina a cherosene.

Donato lo lancia con una spinta decisa e l’Illusion schizza in aria con un rateo di salita di circa 45 gradi. È dannatamente veloce, e le piccole dimensioni lo fan sembrare ancora più fulmine di quello che è già di suo. Imposto la virata, e quello quasi mi fa un tonneaux: colpa mia, non avevo dato retta al manuale e ho lasciato le escursioni al massimo, senza neppure una goccia di esponenziale. Peggio per me, ora devo domarlo così com’è. Porto il gas a un terzo per un paio di passaggi di familiarizzazione, e le cose migliorano; il modello vola benissimo con la manetta a un terzo e anche meno. Ci ho preso la mano, anche se sarà meglio ridurre drasticamente la corsa degli alettoni. Per sicurezza decido di atterrare, e l’Illusion mi regala una nuova sorpresa. A motore spento, plana come un  veleggiatore. Devo fare addirittura un secondo giro di pista, sempre a motore spento, per poter atterrare. Il contatto col terreno è una formalità, giusto un’idea di cabra per frenare e l’Illusion atterra dritto come una spada.

Imposto dual rate ed esponenziali, una batteria fresca e via per il secondo tentativo. Ora va molto meglio. Disegno un paio di looping di grandi dimensioni, poi qualche passaggio basso sulla pista a beneficio del fotografo (Angela, mia moglie; sue sono le foto di questo articolo, e vi assicuro che fotografare un modello così piccolo e veloce non è per niente facile). I passaggi rasoterra mi fanno apprezzare la caratteristica tipica dei jet di essere praticamente immuni dalla coppia di reazione, così ci si può sbizzarrire in violente smotorate a bassissima quota, che sarebbero poco igieniche con un modello a elica. Poco dopo, apprezzo molto meno un’altra caratteristica propria dei jet, quando durante un looping malriuscito (colpa dei pollici) perdo il controllo longitudinale del modello; uno stallo ad alta velocità, causato anche dal fatto che le superfici di controllo non sono lambite dal flusso dell’elica. Altra bella sorpresa, dato un mezzo giro di vite l’Illusion si riprende da solo. Per fortuna.

Poi provo il volo rovescio. Guarda mamma senza mani… Ooopps! Il modello l’ho salvato solo perché ero alto. Inaspettatamente, l’Illusion ha bisogno di una quantità notevole di picchia per volare capovolto, l’escursione ridotta non basta e devo mettere il dual rate alto per riprovarci (da quota stratosferica). Mi viene un’illuminazione, e provo il volo rovescio a motore spento. Ora bisogna ancora sostenerlo, ma molto meno. Il fenomeno potrebbe dipendere dalla presa d’aria ventrale, che per aspirazione potrebbe tendere ad abbassare il muso nel volo rovescio.

Avendo un rapporto spinta/potenza inferiore a 1, l’Illusion non può fare salite verticali illimitate, ma salite in candela belle lunghe sì: anche senza affondare per prendere velocità,  puntando il naso dritto al cielo a partire dal volo livellato si riescono a fare almeno tre tonneaux prima che la gravità reclami indietro il modellino.

In conclusione, una volta che lo si comincia a conoscere l’Illusion si rivela un modello dal comportamento prevedibile, molto stabile, con uno stallo ragionevolmente dolce e dà il meglio di sé nel volo teso tipico dei jet e nell’acrobazia che si può fare senza direzionale. Non è un modello adatto ai principianti, e non bisogna mai perderlo d’occhio; nonostante la colorazione contrastante, è così piccolo che pretende sempre la piena attenzione del suo pilota.

A proposito di velocità...

Sui forum internazionali si legge di modellisti che, sfruttando l’effetto Doppler, sono riusciti a misurare la velocità di punta dell’Illusion. Secondo alcuni si aggirerebbe attorno alle 85 miglia all’ora (circa 140 km/h). Ritengo che queste misure o si riferiscono a modelli modificati, oppure risentono dell’entusiasmo del proprietario; con un carico alare attorno ai 35 g/dmq e 240-270 grammi di spinta statica, l’Illusion in volo livellato difficilmente filerà a velocità proibite dal codice della strada. Secondo me è più realistica la velocità dichiarata da Kyosho, 70 mph, che sono sempre più di 110 km/h. Se consideriamo la velocità di scala, è un valore più che sufficiente per garantire delle belle scariche di adrenalina.

Con le batterie da 900 mAh non è difficile volare per dieci minuti, dosando il gas; tanto non si riesce a volare sempre a manetta, non fosse altro che per tirare il fiato.

Visto che il modellismo è sperimentazione, nei forum si legge di qualcuno che ha provato ad aumentare le già notevoli prestazioni usando pacchi a quattro celle. Da che mi risulta, tutti i tentativi hanno causato la distruzione più o meno immediata del motore, oltre a superare i limiti di sicurezza della ventola che regge al massimo 50 mila giri al minuto.

 

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